Elvira Cassa Salvi
Queste immagini di Iros Marpicati vengono da lontano. Quindici anni fa queste stesse immagini davano un volto di rara potenza emotiva alla tragedia del Vajont; oggi le alte lamentazioni, l’umanissima pietas di questa sequenza danno voce sacrale all’angoscia per una violenza che non è meno straziante di quella, e non è episodica, anzi assidua, diffusa, ombra assillante che non si stacca da noi, da ognuno di noi neppure per un passo, per un’ora: l’universale violenza, più subdola che clamorosa, di cui sono intrise le anime di tutti, le cose ovunque; l’universale violenza che ci sta addosso, che fa scempio incessante, quotidiano di tutto ciò che nell’uomo è nobile. Un grido lacerante di partecipazione si leva da questi fulminanti primi piani [...].

Brescia, febbraio 1983